A tu per tu con il Vescovo Mario

L’incontro di YouCat 15 febbraio 2013

Mancano solo pochi mesi all’appuntamento dei giovani a Rio De Janeiro per la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, ma ancora non è svanita quella ventata di aria buona che ci ha lasciato l’incontro del 2011 a Madrid. Tra i tanti ricordi e tanti insegnamenti che abbiamo portato a casa, uno è ancora vivo, ovvero quello di poter parlare faccia a faccia con il nostro vescovo, sentendolo proprio uno di noi.

Gli incontri di YouCat, ricalcati sul modello di quelli fatti nella capitale spagnola, hanno proprio questo scopo. L’anno scorso ne sono stati fatti tre, e anche quest’anno la consulta giovani ne ha messo un appuntamento in calendario. L’incontro si è svolto venerdì 15 Febbraio nella parrocchia di S.Andrea Corsini a Montevarchi. Il tema era molto difficile: “Do YOU belive in?” Ci credi in Dio? Ma devo dire che il vescovo è stato molto bravo nella sua argomentazione.

Lo schema dell’incontro era molto semplice: cena insieme, breve introduzione da cui è partita una discussione in gruppetti che ha portato poi a formulare una domanda ciascuno e risposta a queste domande da parte del vescovo. I punti sui quali ha fatto perno mons. Mario Meini sono stati tre: la fiducia, la saldezza, la professione di fede, personale e condivisa.

Molto spesso si dice “credo” usandolo come sinonimo di “pensare, ritenere, supporre”. Il verbo, invece, andrebbe usato nella sua accezione più piena, nel significato di “essere fermamente convinti”, in un gesto di abbandono e di fiducia totale. Ecco perché si può credere in Dio, ma non al diavolo. Perché a Dio si da fiducia, al diavolo, invece, si rinuncia.

L’essere saldo, l’essere fermo, si testimonia con il nostro “Amen” quotidiano, nel quale si afferma con forza “Io ci sto”, io ci credo. Amen richiama un albero dalle radici profonde, la casa fondata sulla roccia che nessuna intemperie potrà spazzare via.

Il “Credo” e l’”Amen” sono riuniti insieme nella preghiera del simbolo degli apostoli che professiamo ogni domenica. Il simbolo è il segno attraverso il quale noi Cristiani ci riconosciamo e formiamo la nostra comunità ecclesiastica. La professione di fede è un atto personale, in cui ognuno di noi è chiamato ad aderire alla Fede in Cristo, ma diventa poi un mezzo di unione condivisa tra tutti i singoli che la professano.

Dopo questa breve riflessione, noi ragazzi ci siamo riuniti per confrontarci e per sollevare tanti interrogativi che sempre affollano i nostri pensieri. Le domande che ogni gruppo si è posto non sono state semplici, tutt’altro. Hanno scavato a fondo, andando a trattare questioni irrisolte e argomenti spinosi. Vale davvero la pena riportarle tutte, accompagnate dalla risposta che il vescovo ha dato.

Perché bisogna credere proprio nel Dio cristiano? Che vantaggio c’è?

L’incontro con il nostro Dio è stato sicuramente occasionale per noi, che siamo nati a cresciuti in questa cultura. Qualsiasi relazione d’amicizia nasce “per caso”. Ma una volta conosciuta la persona scegliamo volontariamente di darle fiducia, se le sue parole e i suoi comportamenti ci convincono. Così il Vangelo. Se ti convince, se ti coinvolge, allora scegli di darGli fiducia. Come potrebbe essere altrimenti? La parola di Dio da le risposte che cerchi nel momento in cui ne hai bisogno: se sei in errore, ti da il perdono; se non sai cosa è bene e cosa e male, ti da degli esempi; se vuoi sapere come vivere, guardi il Crocifisso e trovi la risposta. L’incontro potrà anche essere stato casuale, ma dopo che ho conosciuto il Vangelo, non lo cambio con nient’altro.

È giusto che i ragazzi ricevano il sacramento della cresima quando ancora non sono maturi?

Se uno aspetta di essere maturo, forse lo sarà un quarto d’ora prima di morire… è vero che l’adolescenza è un’età difficile, ma è proprio in quest’età che ciascuno ha più bisogno dello Spirito Santo per crescere e maturare. Non bisogna considerare la Cresima come un punto di arrivo, ma di ripartenza.

Come si fa ad essere cristiano quando tutto il mondo rema nella direzione opposta?

E chi lo dice che tutto il mondo va al contrario? In televisione, su Internet, si parla prevalentemente di scandali, di gossip, di politica… che stasera ci sia questo bell’incontro di giovani non lo dice nessuno! Bisogna fare attenzione a cosa diamo ascolto. Ci sono paesi in cui la Chiesa si sta rafforzando; alcuni di questi sono ai primi posti e noi non ce lo aspetteremmo mai! Sono la Norvegia, la Birmania… chi lo direbbe? È innegabile che il nostro occidente sia in fase discendente, ma il Mondo non si limita ai nostri confini, altrove la fede è viva e in fermento.

Se la fede viene da Dio, perché Dio non la infonde in tutti?

La vocazione di ogni uomo è l’incontro con Dio, per cui, prima o poi, tutti Lo vedremo. Che questo avvenga mentre siamo in vita, o dopo la morte, non sta a noi saperlo. La Parola di Dio è un seme che viene posto nel cuore di ognuno e tutti noi, nel nostro intimo, abbiamo una propensione innata ad accoglierla. Se anche chi si professa ateo vivesse secondo coscienza, alla fine arriverebbe a vedere Dio allo stesso modo di un Cristiano.

Cos’è il male? È il male ad essere nato per contrastare il Bene, o viceversa?

Il Bene e il Male non si possono mettere sulla stessa bilancia, Cristo è decisamente più forte! Il Signore, nei giorni della creazione, ha creato cose buone, cose belle. Poi l’uomo nella sua libertà, ha fatto altre scelte. Il Male è l’inquinamento del Bene, ma l’amore, alla fine, vince sempre.

Perché abbiamo bisogno della Chiesa?

E perché viene definita Santa nonostante tutti gli errori che vi si commettono? La Chiesa è il tramite attraverso il quale conosciamo Dio. È la Chiesa a darci il Vangelo, è la Chiesa che ci rende Cristiani. E lo fa «perché la vostra gioia sia piena» (GV 15,11).

Santa non vuole dire “perfetta”, ma “che ha il dono dello Spirito Santo, che ha i Sacramenti, che ha il Vangelo, che è Santo”. È per questo che è Santa: perché, indipendentemente dagli uomini che la compongono, ha la capacità di santificare.

Come fa lei, eccellenza, a rimanere saldo?

Innanzitutto con la preghiera, preghiera che è fatta di ascolto, di silenzio, di lettura attenta del Vangelo; poi la partecipazione ai Sacramenti, in modo particolare quello del perdono. Ancora, è fondamentale fare un’esperienza forte una volte all’anno, come la partecipazione ai campi estivi, o agli esercizi spirituali, a una tre giorni… infine, tenere per mano chi intorno a noi ci sembra saldo nella fede, in modo da rafforzarci reciprocamente.

Ed ecco che così, con poche parole, mons. Meini ha risposto alle nostre domande, lasciandoci a volte spiazzati dalla semplicità delle risposte, e soprattutto dalla sua fiducia di abbandono a Dio e totale aderenza al Vangelo. Lo strumento che infatti ha usato per risponderci, è stata sempre la Parola di Dio, che anche noi dovremmo imparare a conoscere di più ed usarla proprio come soluzione ai nostri interrogativi.

Il vescovo ci ha infine salutati invitandoci a fare due cose: pregare per lui e correggerlo fraternamente se quello che dice o il modo in cui lo dice non è adatto a noi. Personalmente non credo che siano richieste retoriche e vale davvero la pena di ascoltarlo, come lui l’altra sera ha fatto con noi.

Giusy Toscano

Pubblicato in YouCat.