GENERAZIONE GLOBALE

L'amico che ti presento questa volta non è più giovanissimo. Si tratta di Mons. Enrico Chiavacci. Ormai da anni studia, con grande competenza e passione, la teologia morale della Chiesa ed in particolare la morale sociale ed economica. Lo fa senza trascurare, come lui ama ripetere spesso, il contributo delle scienze umane e dell'esperienza umana. Il suo pensiero come leggerai rimane come fresco e aggiornatissimo.  

 

Ecco la trascrizione del nostro dialogo

 



"Globalizzazione": una parola che negli ultimi tempi è molto inflazionata ed usata a volte anche a sproposito; per fare chiarezza, ci spiega semplicemente di cosa si tratta?

Enrico: Globalizzazione è parola inflazionata perché è legata a un processo tecnologico nuovo e irreversibile un dato di fatto da cui non si sfugge che apre molte nuove possibilità alla convivenza della famiglia umana, al di là delle divisioni in Stati, culture, religioni, razze etc.. C’è chi vede in essa un pericolo per l’umanità o per il proprio Paese o per l’ecosistema. C’è chi vede invece possibilità e rischi per l’umanità, o per alcune specifiche problematiche: ecologisti, verdi, promotori di pace o di giustizia distributiva; e ancora problemi delle bioingegnerie, della distribuzione dell’assistenza sanitaria o dei farmaci, assistenza ai disabili e agli anziani, e tante altro cose ancora. Così vi sono i no-global; i sostenitori della globalizzazione così come oggi si sviluppa; i new-global e cioè i sostenitori di modi di sviluppo alternativi a quello attuale. Occorre distinguere il dato tecnico irreversibile (nessuno può ‘disinventare’ la bussola o la stampa o la radio o la TV) dai modi e/o dalle finalità per cui è usato. La comunicazione, privata o di massa, in tempo reale, fra ogni parte del pianeta, a costi sempre più bassi, è qualcosa da cui non si torna indietro. Lo stesso vale per il movimento di cose e di persone in tempi brevi e a basso costo. Tale sviluppo tecnologico (insieme ad altri sviluppi da esso derivati) coinvolge per sua natura la famiglia umana nel suo complesso. Perciò le strutture in cui tale sviluppo si organizza dovrebbero essere tali da tornare a vantaggio di tutta la famiglia umana. Le tre aree fondamentali in cui lo sviluppo tecnologico influisce sempre più sulla vita dell’uomo sulla terra io ritengo che siano tre: l’area dell’economia, l’area del rapporto fra culture diverse, l’area della comunicazione di massa

Secondo lei esiste il rischio che, a causa del processo di globalizzazione, l'uomo sia sempre meno protagonista della propria vita? Se questo rischio c'è, come si può resistere?

Enrico:: Il rischio esiste certamente. Ma il rifiuto di una qualche forma di globalizzazione dato e non concesso che esso sia possibile comporta rischi anche più gravi. Paesi chiusi in se stessi hanno sempre prodotto regimi autocratici o dittatoriali: solo al finire del XIX secolo è apparsa l’idea di Stato democratico, con la possibilità teorica di controllo dal basso dell’operato del potere politico: una possibilità molto teorica ancora oggi. La voglia di esser sempre più protagonisti della propria vita può nascondere un egoismo profondo: guardare a se stessi, al proprio tornaconto o anche alla propria soddisfazione spirituale, agli scopi specifici del gruppo o movimento a cui si appartiene (verdi, scout, misericordie, missioni etc). Occorre al contrario pensare la propria realizzazione come servizio alla famiglia umana, capacità di convivere con esperienze materiali e spirituali e religiose diverse. Dice il Concilio (GS 24): l’uomo non può realizzare pienamente se stesso se non nel dono sincero di sé. Le possibilità tecnologiche della globalizzazione aprono in modo concreto le frontiere dell’esser protagonisti della propria vita al servizio dell’intera famiglia umana. Impegnarsi nel proprio ‘piccolo mondo’, ma pensare ‘in grande’. La globalizzazione, come è attualmente organizzata, presenta davvero un grosso rischio di altro genere (vedi più avanti, ndr).

Quali conseguenze può avere il processo di globalizzazione economica sul piano spirituale e umano della persona?

Enrico: L’attuale processo di globalizzazione economica sicuramente sta distruggendo la persona. Essa produce o mantiene la terribile spaccatura della famiglia umana fra ricchi e poveri. L’analisi di questa situazione richiederebbe una lunga trattazione e discussione che qui non posso fare. La povertà (80% dell’umanità) e la miseria nera (1/5 dell’umanità) cioè la povertà materiale produce inevitabilmente una sorta di distruzione spirituale. Una famiglia che deve vivere con meno di un dollaro al giorno (in Africa subsahariana con un terzo di dollaro), senza un minimo di assistenza medica, analfabeta, senza mezzi di comunicazione, può pensare solo a che cosa mangeremo domani: sopravvivere miseramente è l’unica speranza. Sono ormai milioni i genitori che vendono bambini a imprese e bambine ai bordelli per far sopravvivere il resto della famiglia. Senza lavoro minorile (da 7-8 anni in su) gran parte dell’umanità non potrebbe sopravvivere. I veri poveri della terra vivono senza orizzonti, senza speranze. La radice di tutto ciò è nel fatto che praticamente tutto il sistema di produzione, e più ancora di allocazione dei capitali, è in poche mani private, che mirano esclusivamente alla massimizzazione del proprio vantaggio. Queste ‘mani private’ non sono controllabili da alcun governo, ma invece controllano o determinano i governi. Viviamo in una indicibile tragedia umana, e non ce ne accorgiamo. Gli strumenti tecnici della globalizzazione sono oggi al servizio di questa globalizzazione.

La globalizzazione comporta, almeno in parte, una certa omologazione, pertanto la diversità di valori umani e religiosi sarà rimessa in discussione. Secondo lei in che modo? Non si rischia un annullamento delle diversità culturali?

Enrico:I media (mezzi di comunicazione di massa) sono quasi interamente nel mondo in mano a poche centrali di potere finanziario private. Per avere una rete mediale ampia (che raggiunga il maggior numero possibile di persone sulla terra) occorrono capitali enormi. Ma l’investimento prevede sempre un ritorno. Ritorno che viene assicurato modificando i bisogni, la mentalità, i modelli di ‘vita buona’ delle varie aree culturali (e religiose). Dalla demonizzazione della donna col burka alla glorificazione della donna col tanga: è questo un arricchimento di umanità? I media non cercano ‘una certa omologazione’, ma mirano a una totale omologazione su modelli che siano convenienti al potere finanziario da cui sono controllati.. Apparire, avere, consumare secondo certi precisi modelli è il subdolo messaggio di quasi tutti i media Un consiglio per sfuggire a questa piovra, che ti entra dentro senza che tu te ne accorga. Scegliere i programmi televisivi che ci sembrano più interessanti e meno inquinati (notiziari e film compresi), registrarli e guardarli nelle ore che ci convengono. Spesso i programmi buoni vanno in onda dopo mezzanotte, e alcuni bellissimi film di altre aree culturali sono trasmessi solo da Rai 3 dopo l’una di notte. Leggere ogni giorno almeno due quotidiani di diversa tendenza, e ignorare i settimanali che in genere sono solo contenitori di pubblicità. Leggere giornali e libri è sempre importantissimo, perché permette pause di riflessione e permette di andare avanti e indietro sullo stesso testo per meglio comprendere il pensiero o l’animo dell’autore. Oggi viviamo nella società dell’informazione, ma la massa di informazioni è inversamente proporzionale all’acquisizione di conoscenza e di comprensione. Abituare i ragazzi più giovani a questo stile, e a una ‘lettura critica’ di tutto ciò che proviene dai media. Per chi sa l’inglese, leggere periodici che offrano prospettive diverse da quelle europee: può essere molto utile, per esempio, Newsweek.

Iniziative quali il Social Forum appena concluso o l'incontro "Le sentinelle del mattino" (tenutosi anche questo a Firenze poco tempo fa e che vorrebbe mettere d'accordo il mondo cattolico su temi di questo tipo), secondo lei, hanno una qualche possibilità di riuscita o inseguono solamente un'utopia?.


Enrico
: Nel recente Social Forum di Firenze si intravede qualcosa di veramente nuovo (e questo vale, o dovrebbe valere, per le Sentinelle del mattino). Gente di ogni età e soprattutto giovani, di Paesi e culture e posizioni diverse in materia religiosa, con problemi politici diversi nei diversi governi, con preoccupazioni personali o di gruppo diverse (pace, ecologia, fame, salute etc.), hanno discusso insieme sotto una prospettiva unica: il prendersi cura dell’oggi e del domani della famiglia umana, dell’altro chiunque esso sia. Nasce così dal basso una nuova diffusa sensibilità per il bene comune della famiglia umana, sensibilità ormai tanto diffusa da esigere scelte politiche per l’umanità, e non per gli interessi dei singoli Paesi (o dei loro governanti). Se questa sensibilità crescerà, si dovrà inventare una nuova idea di politica, in cui la ‘polis’ sia la famiglia umana vista come un tutt’uno. Esigenze o priorità o proposte diverse dovranno sapersi incontrare, e anche sapersi autolimitare, intorno a questa finalità. Questa non è utopia: è realismo, è vedere con lucidità la tragedia che incombe sull’umanità. L’utopia resta tale finché nessuno fa nulla. La grande e mai vista prima nel mondo marcia della pace di sabato 9 novembre è segno di unità al di sopra di ogni differenza. Le persone e le forze politiche che l’hanno vista con occhio critico, queste sì che vivono nell’utopia, credendo che col denaro e con le armi si possa creare un futuro vivibile umanamente per la famiglia umana e per ogni suo membro.

Questo è un sito visitato quasi esclusivamente da giovani: che messaggio le piacerebbe lasciare loro?

 

Enrico:Ho un unico messaggio: la fedeltà al Vangelo ci impone di vivere impegnati nella tragica vicenda della famiglia umana.

 

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