![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
SIAMO PECORE O SALMONI ? |
||||
Rita: Il titolo è certamente strano e
provocatorio. Ma oggi forse per lasciarsi scuotere dal torpore in cui tutto
sembra sfumare abbiamo bisogno proprio di provocazioni che attirino se non altro
la nostra attenzione.
Certamente non sono una pecora e non lo sono
mai stata neanche quando non svolgevo l'attività che oggi assorbe completamente
il mio tempo e la mia attenzione, e che mi fa sentire oggi decisamente un
salmone. Ma si può essere pecore o salmoni anche vivendo semplicemente la vita
normale di tutti i giorni, perché in ogni momento della giornata e della vita -
io credo - bisogna operare delle scelte spesso coraggiose e rivoluzionarie anche
se nella quotidianità non ci si rende conto o comunque non se ne prende
coscienza.
Essere salmoni comunque non credo debba
consistere nell'andare necessariamente contro corrente ma nel saper distinguere
qual'è la via migliore da seguire.
Rita: L'inizio del mio impegno in Libera segue di poco la mia presa di coscienza dopo la morte di mio fratello. In quei giorni oltre il dolore maturò in me un forte senso di ribellione che mi fece sentire la necessità di impegnarmi in prima persona perché tutto ciò che era accaduto non accadesse mai più.
Rita: Tutta la vita di Paolo è stata un atto di amore per la giustizia e per i più piccoli. Dopo la sua morte ho pensati che tutto ciò non potesse finire annullato dall'odio e dalla violenza. La testimonianza doveva continuare oltre la morte. Così ho voluto riprendere, specialmente con i giovani, quel dialogo che lui riteneva così importante. Credo che sia fondamentale mantenere viva la memoria dell'uomo e dei valori perché altri possano in essi riconoscersi e continuare.
Rita: Io penso che dopo i fatti dell'11 settembre si siano dette troppe parole e che queste siano diventate ormai quasi luoghi comuni. I fatti sono di per sé gravissimi, direi quasi inimmaginabili anche per la spettacolarità e per il fatto di essere avvenuti praticamente in diretta TV. Ma sono sicuramente la conseguenza di situazioni di violenza e di ingiustizie incancrenite nel tempo. Nel mondo esiste un grandissimo numero di focolai di guerra, di lotte intestine e non, che provocano morte, fame, malattie, sofferenze inaudite e inconcepibili on un mondo che si definisce moderno e civile. Tutto questo genera il terrorismo, e il terrorismo non ha limiti o regole, tanto da portare l'uomo contro ogni istinto di sopravvivenza ad uccidersi per uccidere.Non è certo altra violenza che può eliminare la violenza.Semmai questo genera altre sofferenze, altre ingiustizie che alimenteranno il terrorismo.Facciamo invece in modo di far diventare i fatti dell'11 settembre, che hanno suscitato tanta attenzione a tutti i livelli, una opportunità per un'analisi più profonda del problema, per una ricerca vera e responsabile di soluzioni durature, per un rifiuto della violenza da qualunque parte venga.
Le interviste precedenti
|
||||