SIAMO PECORE O SALMONI ?
ovvero seguiamo la massa o andiamo controcorrente?

Questa volta come nostro interlocutore abbiamo avuto  Rita Borsellino.

Chi è Rita? Forse l'hai già incontrata o ne hai sentito parlare. E' semplicemente una donna, una mamma, una testimone. A me ha sempre fatto bene incontrarla, ascoltare la sua voce dolce e determinata e attingere alla sua sofferta speranza capace di trasmettere l'entusiasmo per il bene e la giustizia.
E' più probabile che tu abbia sentito parlare di suo fratello Paolo, il magistrato che 10 anni fa a Palermo fu ucciso, con la sua scorta, dalla mafia in un attentato.
Da quel momento Rita è uscita allo scoperto. E' una voce chiara che, non rassegnata al potere della mafia, invita ciascuno a fare la propria parte per cambiare, per rendere la nostra vita più libera, più giusta, più degna dell'uomo. Tra le altre cose è vicepresidente di "LIBERA, associazioni, nomi e numeri contro le mafie".

 

Ecco la nostra chiacchierata:



Lasciandoti provocare dal nostro strano titolo, e da ciò che può evocare, ti senti di essere più dalla parte delle "pecore"  o dei "salmoni"? O un pò in tutte e due?

Rita: Il titolo è certamente strano e provocatorio. Ma oggi forse per lasciarsi scuotere dal torpore in cui tutto sembra sfumare abbiamo bisogno proprio di provocazioni che attirino se non altro la nostra attenzione.
Certamente non sono una pecora e non lo sono mai stata neanche quando non svolgevo l'attività che oggi assorbe completamente il mio tempo e la mia attenzione, e che mi fa sentire oggi decisamente un salmone. Ma si può essere pecore o salmoni anche vivendo semplicemente la vita normale di tutti i giorni, perché in ogni momento della giornata e della vita - io credo - bisogna operare delle scelte spesso coraggiose e rivoluzionarie anche se nella quotidianità non ci si rende conto o comunque non se ne prende coscienza.
Essere salmoni comunque non credo debba consistere nell'andare necessariamente contro corrente ma nel saper distinguere qual'è la via migliore da seguire.

In questo momento sei impegnata nell'associazione Libera come vice presidente: c'è stato un momento particolare della tua vita in cui ti sentita chiamata ad uscire allo scoperto e a far sentire la tua voce?

Rita: L'inizio del mio impegno in Libera segue di poco la mia presa di coscienza dopo la morte di mio fratello. In quei giorni oltre il dolore maturò in me un forte senso di ribellione che mi fece sentire la necessità di impegnarmi in prima persona perché tutto ciò che era accaduto non accadesse mai più.

Senza dubbio, tuo fratello Paolo è per tutti un grande testimone che ha addirittura pagato con la vita l'amore per il suo compito e l'impegno contro l'ingiustizia. Per te, oggi, chi è un testimone e che cosa significa rendere testimonianza?

Rita: Tutta la vita di Paolo è stata un atto di amore per la giustizia e per i più piccoli. Dopo la sua morte ho pensati che tutto ciò non potesse finire annullato dall'odio e dalla violenza. La testimonianza doveva continuare oltre la morte. Così ho voluto riprendere, specialmente con i giovani, quel dialogo che lui riteneva così importante. Credo che sia fondamentale mantenere viva la memoria dell'uomo e dei valori perché altri possano in essi riconoscersi e continuare.

Il momento che stiamo vivendo dopo i fatti dell' 11 settembre è stato definito in vari modi: "un svolta", "brusco risveglio", "un'opportunità"... Cosa ti senti di dire in proposito?

Rita: Io penso che dopo i fatti dell'11 settembre si siano dette troppe parole e che queste siano diventate ormai quasi luoghi comuni. I fatti sono di per sé gravissimi, direi quasi inimmaginabili anche per la spettacolarità e per il fatto di essere avvenuti praticamente in diretta TV. Ma sono sicuramente la conseguenza di situazioni di violenza e di ingiustizie incancrenite nel tempo. Nel mondo esiste un grandissimo numero di focolai di guerra, di lotte intestine e non, che provocano morte, fame, malattie, sofferenze inaudite e inconcepibili on un mondo che si definisce moderno e civile. Tutto questo genera il terrorismo, e il terrorismo non ha limiti o regole, tanto da portare l'uomo contro ogni istinto di sopravvivenza ad uccidersi per uccidere.Non è certo altra violenza che può eliminare la violenza.Semmai questo genera altre sofferenze, altre ingiustizie che alimenteranno il terrorismo.Facciamo invece in modo di far diventare i fatti dell'11 settembre, che hanno suscitato tanta attenzione a tutti i livelli, una opportunità per un'analisi più profonda del problema, per una ricerca vera e responsabile di soluzioni durature, per un rifiuto della violenza da qualunque parte venga.

Spesso sei chiamata ad incontrare i giovani: cosa ti preme dire loro?


Rita
: Ai giovani vorrei continuare a dire quello che continuo a dire ormai da dieci anni. Prima di tutto che ho una grande fiducia in loro, perché ho sempre trovato in loro una grandissima attenzione e profondità in netto contrasto con giudizi generalizzati di indifferenza e superficialità. Poi che ho trovato anche tanta delusione e sono d'accordo con loro. Vorrei però dire loro di non lasciare che la delusione diventi rassegnazione, ma di fare in modo anzi che sia una spinta in più a cercare di cambiare in meglio questa società che giustamente non piace loro e nella quale non si ritrovano. Che ognuno si impegni fino in fondo a fare la propria parte per realizzare questo sogno, che è stato già il sogno di uomini e donne capaci di dedicare o addirittura donare la loro vita per realizzarlo.

 

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