Navigatori o naufraghi ?

«Nel suo viaggio senza bagagli alla ricerca di gocce di verità sui frammenti della vita, don Luigi Verdi è approdato alla fine nella stessa terra da cui era partito, alla Pieve di Romena, dove "le pietre sembrano avere un cuore d'uomo, in un mondo dove l'uomo sembra avere un cuore di pietra". La Fraternità che vi ha fondato nel maggio del 1991 non è nata da un'idea o da un progetto sull'uomo, ma dall'ascolto silenzioso della Pieve che così è tornata, dopo otto secoli, (...) ad essere una realtà da vivere. (...)

Ogni fine settimana e ogni domenica molta gente si ritrova seduta attorno ad un tavolo per far pace con se stessa, distesa sull'erba a giocare e cantare o seduta su un tappeto nella Pieve a guardare nell'icona un volto dagli occhi socchiusi. Lì, seduto su un gradino, don Luigi continua a incontrarsi con giovani e anziani, con parole che accolgono, penetrano e danno speranza.» (dalla prefazione al libro "La realtà sa di pane" di don Luigi Verdi).

Ho incontrato di recente Gigi e gli ho fatto qualche domanda. Ecco il nostro dialogo:

Tu, in questo momento della tua vita, ti senti più "navigatore" o "naufrago"?


Gigi:
 Mi sento in viaggio, sempre. A volte con lo stomaco in gola quando la tempesta è violenta, altre volte cullato dalle onde quando la brezza accarezza il mare. Come tutti dipendo molto dal vento, dalle onde e dalla tempeta non prevista.
In un capitello della Pieve di Romena vi è scolpita una barca con Pietro e Andrea: Pietro sta remando mentre Andrea ha una mano fuori dalla barca e con l’altra mano tiene forte il bastone della vela. Spesso, quando la luce sfiora il capitello al mattino, mi rendo conto di essere talvolta quel Pietro pieno di coraggio con una mèta chiara non solo in testa ma anche nel cuore; altre volte mi sento Andrea con la mano fuori e la voglia di scappare, o così pieno di paura che mi fa tenere forte all’albero della vela.

E’ importante avere degli obiettivi nella vita?


Gigi
: Citando Kant, Robero Benigni in questi giorni esclamava: vorrei avere il "cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me". Non si riesce a vivere senza obiettivi, senza mète, o sogni. Ognuno ne possiede, in modo evidente o meno, uno dentro di sé.

Il problema è quando ogni piccolo obiettivo o sogno o mèta, non lo si colloca in un sogno più grande che costantemente faccia compagnia al tuo cuore e ti gridi: "non lasciarti cadere le braccia".
Sento che, il comprendere con lentezza fa parte del mio carattere, ma che questo è anche la mia forza, perché ogni obiettivo deve entrare in me fino a diventare carne. Spesso mi sento come un albero d’inverno, dentro brucio come il fuoco.
La nostra ricerca è sempre qualcosa che sta laggiù, sull’altra sponda, in lontananza coperta dal tempo e da lunghi sforzi. Non si diventa uomini che superandosi.
L’obiettivo ti dà il viaggio, senza questo obiettivo mai ti saresti messo in viaggio, e quello che c’è nel mezzo del tuo viaggio, in occasioni e incontri, chiarisce l’obiettivo.
Non sarà importante se, come Siddharta nel testo di H.Hesse, scoprirai che la fine è il principio e il principio è il primo passo e il primo passo è l’unico.
Non sarà importante se il tuo obiettivo lo troverai povero, semplice, spogliato rispetto a come te lo aspettavi. Il viaggio verso la sponda ti avrà fatto ormai "saggio" e capirai che l’obiettivo era lottare e vivere con i tanti naufragi e con le altrettante ripartenze, con la paura e il coraggio: capirai così, cosa voleva significare avere un obiettivo.
Non voglio che tu sia "felice", voglio che tu abbia un senso per vivere. Questo è l’augurio che ti faccio.

Sercondo te, di che qualità dovrebbe essere fornito un navigatore per raggiungere la sua mèta? Cosa ti ha insegnato la tua esperienza?

Gigi: De Gregori dice che un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
Il coraggio. Dal latino cor = cuore; sì il coraggio riguarda più il cuore della ragione, è una lotta contro la pigrizia e la paura, è la virtù di chi sente il pericolo o di chi ha un grande sogno.
L’altruismo. Perché l’amore non si racconta si vive. Occorre un impegno "prossimo" e non lontano, un impegno limitato, incarnato, un contatto umano, un contatto fedele e perseverante.Un uscire dall’Io. Adamo dove sei? Caino dov’è tuo fratello? Sono le due domande che dall’alto del cielo e dal basso della terra ogni mattina mi vengono poste e a cui devo rispondere.
La fantasia. Ho sempre osservato che le persone infelici che ho conosciuto sono persone che vivono di immaginazione con poca realtà, mentre le persone più felici che ho conosciuto erano persone creative e "leggere". Una leggerezza e fantasia necessarie sempre di più contro lo spirito di pesantezza e di noia di questo mondo.
Ma ciò che negli anni della mia vita non mi ha fatto rinunciare alla navigazione sono state altre tre cose: l’attenzione, l’accoglienza e l’allenamento.

Romena spesso è paragonata ad un porto di mare: perché e che cosa può offrire ha chi vi approda?

Gigi: Siamo abituati a cercare luoghi e persone che offrono e danno idee, che propongono indicazioni e offrono soluzioni. Qui a Romena invece di dare cerchiamo di togliere. Togliere quella maschera che ci separa dagli altri, quegli alibi che impediscono di raggiungere obiettivi e ci fanno arenare fino a rinunciare.
Proviamo a far si che ognuno di noi non abbia più bisogno di fuggire da se stesso e dalla propria scomodità.

Cosa diresti ad un giovane che si sente in pieno naufragio?


Gigi
: Gesù un giorno è sulla barca con i suoi amici e si addormenta. Arriva una forte tempesta e nasce la paura, la paura primordiale dell’io che è quella di perdersi, di finire senza un compimento la propria vita. Si arrabbiano con Gesù che dorme e non con la loro poca fiducia: "Svegliati non vedi che affondiamo?" .

Sì, Gesù si sveglia ma non li rimproverà per quella debolezza, rimprovera il vento e il mare dicendo, a loro e a noi, che c’è una forza più forte dell’uomo e della sua volontà di navigatore.
I giovani vogliono toccare l’infinito nel finito, ma l’infinito non si fa toccare.
Il problema vero è che se si toglie dalla realtà umana le scintille di infinito, la realtà diventa una prigione.
Se ti senti in pieno naufragio, non lasciarti cadere le braccia. Tante volte, è più il nostro bisogno di attenzione e di affetto, che la fatica di camminare o il dolore e la tristezza a farci affondare. Spesso dico a chi si lamenta troppo "scendi dalla croce qualcuno potrebbe avere bisogno del legno".
L’inatteso è sempre dietro l’angolo: il non crederci ha il potere di farci trovare impreparati quando arriva.

 

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